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I miei 7 buoni propositi

Noi tre 2014Sì, io sono una di quelle persone che non riescono ad iniziare l’anno nuovo senza formulare buoni propositi o senza avere l’agenda intonsa. Be’, sto cambiando e l’agenda nuova ancora non ce l’ho. Ma con i buoni propositi sono arrivata in tempo.

Primo buon proposito per il 2014:
raccogliere e sistemare razionalmente tutte le coppie di login/pswd sparse tra portachiavi, appunti e pizzini. Ohhh là.
Secondo buon proposito per il 2014:
imparare a preparare la pasta fresca in casa.
Terzo buon proposito per il 2014:
portare a buon punto il Progetto Segreto.
Quarto buon proposito per il 2014:
correre, correre, correre.
Quinto buon proposito per il 2014:
arrivare stragnocca all’appuntamento dei miei primi 40 anni!
Sesto buon proposito per il 2014:
ridere più che potrò. O almeno sorridere. Che è già qualcosa.
Settimo buon proposito per il 2014 (e ultimo, perché il 7 è perfezione):
vivere l’oggi, senza che passato e futuro intralcino più.
È arrivato il tempo di ascoltare l’eco che arriva dalla pancia, perché come cantano loro:
Reflecting endless light
Relentlessly
I have embraced the flame
Forever and ever
E indietro non torno.
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Tardi la notte

 

TulipLifeVivere. Che la vita ti scorre tra le dita e non puoi non fare la differenza. Fare la tua differenza, qualunque cosa questo significhi.

La sensazione di sprecarla, di buttare i minuti è quanto mai fastidiosa. Inaccettabile quasi. E l’intolleranza travalica i limiti di oggettiva accettazione del fatto che non tutti la pensino così.

Eppure sentire la vita nella carne, dentro la mente, là dove l’universo risiede, com’è possibile non ascoltarle quelle armonie? Com’è possibile lasciarsi scorrere il tempo addosso come se non contenesse la preziosità del qui e ora che è eternità, il per sempre? Perché questo è: oggi è il momento più sfidante, quello che non deve trasformarsi in ricordo senza lasciare una scia luminosa dietro di sé.

Le energie buone, alte esistono. Così come esistono persone che queste energie le emettono o le intercettano per rifletterle, persone che creano una sfera magnetica che porta oltre. Ad una comunicazione difficile da etichettare. Sognare non significa essere ingenui; questa è l’immagine che il cinismo ci porta a disegnare.

Sognare significa lasciare che la nostra mente provi a immaginarsi che “è possibile”, lasciarla trovare tutte quelle energie latenti che possiede per realizzare anche quello che appare impossibile. Sognare significa provarci e fare la differenza. Che sia cambiare lavoro, prendere decisioni difficili, uscire dagli schemi, provare a reagire allo scontato, correre una maratona o presentare un progetto folle nel contesto meno adeguato al suo recepimento. Qualunque cosa.

Ho smesso di sperare e sono tornata a sognare.

 

 

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Ai sogni non c’è mai fine

Credo sia giunto il momento di riavvolgere il nastro e provare a ripercorrere questi ultimi mesi.
Così, per spiegarvi in breve cosa sto combinando, se mai mi aveste persa tra maialini e gente che corre.

Mesi fa mi trovavo a scervellarmi su come poter aiutare AITF BIMBI ONLUS nel farsi conoscere e nel raccogliere qualche soldino importantissimo.

 
Avevo le idee ma mi mancava la forza. Mi mancava la scintilla.

 

Un giorno, assolutamente per caso, ho incontrato sul web  un uomo che sarebbe diventato in un lasso di tempo onestamente ridicolo, un grande prezioso e insostituibile Amico. Un Socio.
Decidiamo: si fa.

Con Alessandro,  aka centomilapassi, già attivissimo personal fundraiser, fissiamo gli obbiettivi,  delineiamo un orizzonte comune, mettiamo in campo energie e idee, sera dopo sera, giorno dopo giorno.

In poche settimane dalla prima bozza, il nostro progetto è avviato e online: #forkidsforlife non è un’associazione, non è una onlus; è, appunto, un progetto con il quale vogliamo fare qualcosa di buono per i bambini. 

Il primo portale è nato il 6 giugno 2012. Emozione pura. Ma era solo l’inizio.
Nel tempo le idee si sono fatte più chiare, gli intenti più nitidi, le forze si sono moltiplicate. Nuovi amici ci hanno raggiunto, regalato le loro specifiche competenze ad alto livello in comunicazione e web, altri si sono messi a correre con la nostra maglia aiutandoci a raccogliere fondi per AITF BIMBI ONLUS e ACRA ONG. E così settimana scorsa è andata online la seconda release, con un logo nuovo di zecca e la grande ambizione di raccogliere attorno a noi nuovi Ambasciatori.

Nel frattempo, nonostante ci fossero anche le vacanze estive di mezzo, abbiamo partecipato ad eventi e corso per raccogliere denaro: in un paio di mesi abbiamo raccolto 600 euro circa (senza nominare i 400 che appena prima erano stati raccolti dal maialino itinerante). Piccole cifre? Vero. Ma già molto importanti per noi.

Insomma, non potremmo essere più soddisfatti. O forse sì, perché in movimento lo siamo perennemente.

Ah, dov’è finito #Donato in tutto questo? Facile. È diventato uno degli Ambasciatori di #forkidsforlife più convinti: continuerà a peregrinare di negozio in negozio, di evento in evento sempre con la stessa voglia di ricordare quanto sia buono, giusto e necessario donare, che si tratti di tempo, denaro o organi.

Questa la sintesi massima di quella che Alessandro chiama officina di idee, un progetto che è in primis un sogno.

E sapete? Le sorprese non sono ancora finite…

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#iocollaboro

Si fa presto a dire ‘io collaboro’: implica tempo, energia, canalizzazione di risorse, visione. Ma a molti viene istintivo.
E così è stato. Per noi.

Sapete quando intuite che volete seguire una data direzione, ma vi trovate immobili sul posto a guardarvi intorno? Ecco, io ero ferma lì, in piedi, guardavo di fronte a me rimuginando sulla reale concretezza del Progetto. Mi chiedevo se fosse tutta una mia suggestione. Entusiasmo infantile. O se quelle idee potessero trasformarsi in qualcosa di più solido e sensato. Da sogno a Progetto.

Lui mi è sfrecciato accanto. 
Alla velocità della luce. Ma stavamo andando nella stessa direzione.
Ho cominciato a correre anch’io (il che è tutto dire): lui ha rallentato, io ho accelerato quel tanto che ci permettesse di parlare. E conoscerci. Scoprire che, guarda un po’, quel Progetto campato per aria era condiviso.

In poche settimane abbiamo costruito le basi. Abbiamo speso ore di tempo libero, spesso ore notturne, ognuno nella propria casa, ma insieme. Grazie al web.

Non ci siamo mai conosciuti di persona. Mai. Eppure sappiamo molto l’uno dell’altra, delle nostre famiglie, dei nostri bambini. Delle nostre vite. Siamo diventati Soci. Soci virtuali certo. Uniti nella condivisione di oneri e onori. Per collaborare e far crescere quel piccolo Progetto che diventerà grande. Corriamo nella stessa direzione, quella che ci accomuna dall’inizio.

Dicono che i social media siano alienanti, che allontanino le persone.

#iocollaboro con @centomilapassi perché sono convinta del contrario. Un incontro fortuito avvenuto sul web. Un contatto Twitter. Senza i social media – che per loro stessa natura sono sinonimo di condivisione – http://forkidsforlife.org non esisterebbe. E non crescerebbe giorno dopo giorno, come sta magnificamente accadendo.

Noi collaboriamo quotidianamente tra di noi e con noi tanti nuovi amici. Abbiamo imparato a conoscerne menti ed emotività, pur non conoscendoli di persona. Collaboriamo nel sensibilizzare verso tematiche sociali complesse, perché vogliamo migliorare questo nostro mondo curioso. Solo un po’. Dando un piccolo contributo tutto nostro.

Insomma, siamo fundraisers 2.0: è nella nostra natura collaborare.

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http:// forkidsforlife.org | run donate succeed  è il progetto che racchiude iniziative offline di varia natura: dal running alla mascotte #Donato, il nostro maialino itinerante. L’obbiettivo è sensibilizzare verso tematiche sociali che stanno particolarmente a cuore ai due ideatori, delle quali i protagonisti sono sempre loro, i bambini.

La comunicazione è tutta 2.0. Vogliamo ingaggiare quanti più “ambasciatori” di #forkidsforlife possibili. Ovunque nel mondo. Rendere virali i messaggi. Amplificare l’attività di fundraising stretto. Vincere la nostra sfida.

(grazie a @centomilapassi per aver rallentato quel giorno)

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Canne al vento

Resilienza.

Se la pronunciate lentamente si arrotola attorno alla lingua. È sottile, glifi eleganti attorcigliati che se slegati si tendono in un unico filo di acciaio inossidabile.
Non è resistenza, non è persistenza. È più leggera, più pura, la resilienza. È un percorso luminoso che improvvisamente si srotola davanti ai tuoi occhi e ti indica la direzione.

“Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà.” (Antonio d’Amore)

La resilienza nella mia storia è fatta di istantanee che si susseguono veloci.

Il giorno prima tra le braccia un bambino sano.
A qualche ora di distanza un bambino destinato al trapianto.

Un banale prelievo di sangue era una prova di coraggio.
Dopo qualche mese la tecnica è acquisita, è routine, guardare una vita di 4 mesi con un accesso venoso fisso conficcato nel collo è abitudine. Ed è tuo figlio.

La febbre era un evento straordinario.
Nel giro di qualche settimana riconosci il significato di ogni singolo suono dei macchinari ai quali il tuo bambino è legato da un guinzaglio vitale.

L’attesa causava nervosismo, persino alla fermata dell’autobus.
Poi diventa logorante prova di sopportazione, sei fermo nello spazio e nel tempo e non vedi né direzione, né orizzonte, ma diventa parte del tuo vissuto.

Sei prostrato, confuso, atterrito. Questioni sulla vita, metti in discussione il suo significato. Vagli ipotesi teologiche ed esistenziali. Non dormi per giorni e notti interi, e l’isolamento, più o meno forzoso, ti segna dentro.

Questa è una rapida sintesi di quello che la vita propone ai genitori dei bambini trapiantati.
Ma immagino a tutti i genitori di bambini con patologie importanti.

Il tempo scorre e il detto popolare che lo vuole taumaturgo è semplicemente vero.
Credi di avere tutto alle spalle. Ricominci il tuo cammino, senti di nuovo il tuo corpo, la fame, la sete, le sensazioni della pelle. Lentamente torni dentro te stesso e prendi distanza dal brutto.
È lì, in quel preciso istante, che l’energia ti investe. In pieno. Ti riempie una forza inaudita, quasi incontenibile e ricosci il filo luminoso, fino a poco prima groviglio di pesantezza e incomprensione. Sai quello che vuoi, la vita la senti con chiarezza, la senti scorrere e sai quanto è preziosa. Riconosci il valore della libertà con una consapevolezza nuova, limpida.

Sai che potrà succedere ancora, d’altronde il dolore c’è e non lo si può nascondere.
Ma sai anche che sarai in grado di farlo rimbalzare lontano da te, di resilire.
Le canne lo fanno nel vento, si piegano fino a terra, ma poi si rialzano fiere, elastiche, non si arrendono alla forza che le vorrebbe sradicare. Resilienti.

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