41 anni io, 40 anni AIDO Nazionale, 6 anni Superbimbo

IMG_7994Mi è stato chiesto di dire due parole in occasione della festa dei 35 anni della nostra sezione.

Io sono di questo paese da sempre, in AIDO da pochissimi anni ed è accaduto dopo aver sbattuto il muso contro il muro.

Capita spesso così, no? Effettivamente, perché si dovrebbe mai pensare a qualcosa di tanto macabro come la morte e la donazione degli organi post-mortem quando si è giovani e sani??

 

 

Il punto è proprio questo: diventare donatore, o meglio dichiarare di diventarlo, per la verità dovrebbe essere sentito come un dovere civile, essere parte integrante della nostra vita di cittadini.

Le attuali statistiche del Sistema Informativo Trapianti del Ministero della Salute e di AIDO nazionale raccontano un quadro ancora lontano da quello che una società sana dovrebbe accettare.

Ve li riporto per darvi una dimensione:

– ad oggi 9.234 persone sono in lista d’attesa
– oltre un milione e 400 mila sono i cittadini che hanno espresso consenso alla donazione (e di questi 1 milione e 200 mila tramite AIDO)
– nel 2014 sono stati effettuati 2.900 trapianti su territorio nazionale di cui 236 da vivente

Leggendo Il Report delle attività 2014 del Ministero, si leggono buone notizie:
Alla stabilità delle liste, per tempi e numero dei pazienti in attesa di ricevere un trapianto, dal 2012 registriamo un incremento della sopravvivenza grazie ad una maggiore qualità delle terapie farmacologiche e sostitutive somministrate ai pazienti prima di ricevere il trapianto, con particolare riferimento a cuore e fegato.
Il 2014 registra un’impennata nell’attività di donazione: 2.345

Ma anche affermazioni che mi lasciano perplessa:
Sul totale degli accertamenti di morte eseguiti nel 2014, solo nel 31 % vi è stata opposizione al prelievo.

Ecco, dal mio personalissimo punto di vista quel 30% pesa più di tutto il resto.
Perché in quel 30% poteva benissimo esserci il mio bambino. Così dovrebbe funzionare, è tanto semplice: basta immaginarsi al posto di chi è dentro a quella lista o, ancora meglio, al posto di un famigliare. Immaginatevi di essere voi al centro del tutto, immaginatevi che in lista ci sia vostro fratello, sta aspettando un rene da anni; immaginatevi che ci sia vostra madre, vorrebbe tornare a portare al parco i nipoti, ma deve aspettare un cuore sano; immaginatevi che in quella lista, magari in attesa in una camera di ospedale ci sia il vostro bambino, di appena 4 mesi… Cosa vi aspettereste? Come reagireste a vedere seppellire la possibilità di sopravvivenza del vostro caro?
Ognuno di noi, che lo voglia o no, potrebbe diventare un assassino o, quanto meno, colpevole di omissione di soccorso. Parole forti? Certo. Molto forti. Ma non potendo donare da vivente, io non smetterò mai di ringraziare quei genitori che seppellendo la propria figlia mi hanno evitato lo stesso insopportabile dolore, regalandomi una parte del suo fegato.

Per concludere, sapete cosa mi auguro? Di poterci trovare tra cinque anni e non per il 40esimo, bensì per festeggiare la chiusura di AIDO. Significherebbe che la ricerca medico-scientifica è riuscita a realizzare organi artificialmente; significherebbe la vittoria del silenzio-assenso: tutti donatori fatta eccezione di chi dichiari il contrario; significherebbe che la necessità di sensibilizzare alla donazione di organi, cellule e tessuti sarebbe superflua perché avremmo raggiunto un livello di civiltà tale per cui, chissà, le liste d’attesa non esisterebbero più.

Ma non sarà così, ci vorranno ancora molti anni, per cui AIDO ha il compito di continuare nelle attività di sensibilizzazione, di presa di coscienza. A noi spetta trovare il modo per trasmettere messaggi profondi, impegnativi, difficili attraverso toni più leggeri e, perché no, ironici, trovare il modo di parlare alle generazioni più giovani attraverso i loro canali preferenziali. In altre parole, AIDO deve riuscire a svecchiarsi nei modi e nei metodi. Abbiamo ancora tanto da fare.

Chiudo con un grazie enorme alle famiglie dei donatori e, in modo speciale, alla famiglia che ha salvato la vita a mio figlio.

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