Archivio mensile:agosto 2014

Incredulità

IMG_5870Non pare vero. Rileggi perché speri di aver capito male.
Ti trovi con gli occhi pieni di lacrime all’improvviso davanti allo schermo in ufficio. Per un bambino che neanche conoscevi e che hai incrociato ieri per la prima volta, felice – in fondo sarebbe andato tutto per il meglio, non è forse sempre così?

Lacrime per sua madre. La spaccatura nel suo cuore arriva dritta al tuo, la senti trasparente, sai quanto può essere dolorosa… La tua si è fermata prima di romperlo a metà. Si è rimarginata nel tempo, ma la cicatrice è sensibile.

 

E poi silenzio.

La campana del tempio tace,
ma il suono continua
ad uscire dai fiori.

[Bashō]

[Un altro addio. Ciao piccolo S.] 

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IMG_6053Il calcio nel culo ti è arrivato, finalmente, quando stavi per sederti di nuovo, aggrovigliandoti su te stessa, quando eri lì lì per compiacerti del tuo stato al limite della depressione, da buona vittimista. Ché, si sa, il destino ce l’ha solo con te, povera stellina caduta sulla terra.

Di nuovo la morte improvvisa e a portata di mano, quella che ti risparmia chi ti sta accanto, ma sufficientemente vicina per scuoterti nelle fondamenta. Una morte impietosa che fatichi ad accettare perché non è possibile che ancora non si sappia come fare, che non ci siano soluzioni. E allora bisognerebbe lanciare start-up nella ricerca e nella medicina, piuttosto che nella realizzazione di cassette di verdura da vendere online a radical chic di città.

Quasi in contemporanea, scopri che un bimbo nuovo è dentro, tra le mani di medici stregoni, di alchimisti della vita, in una sala operatoria dove la concentrazione vibra all’unisono, un bimbo del quale non conosci assolutamente nulla se non il nome e quel suo ciuccio gigante dietro al quale si aprono due occhi di una dolcezza infinita. Non sai nulla della sua storia, né dei suoi genitori; leggi tanto affetto attorno, vedi incitazioni, abbracci virtuali, messaggi di sostegno, comprensione e coraggio. E pensi che li avresti voluti anche tu, a quanto sono importanti, a quanto ti tengono ancorata alla terra in un momento in cui sei a mezz’aria, senza direzione, senza respiro. In un momento in cui non sai se piangere a dirotto o sorridere sussurrandoti ‘è quasi fatta’, ma decidi di sospendere ogni decisione perché non sai da che parte la vita ti stia portando.

E così, una morte e una vita nuova. Quel ciclo prepotente che torna a schiaffeggiarti, a dirti che è ora che tu ti dia una mossa, sì, proprio tu che ti eri posta degli obbiettivi, che volevi fare e che ti sei persa, ancora una volta, per strada. Perché quella morte e quella vita sono interlacciate, hanno mosso due onde che si rincorrono nella rete e fuori, dentro i cuori di chi le dita le agita sulla tastiera per esserci. Decine di persone. Nella vita reale.

L’obbiettivo era uno e forte, era quello di raccontare che donare è un gesto imprescindibile. E mi dispiace per chi ha remore, paure, timori infondati, a chi si ferma per questioni religiose o tabù personali. Perché se quel bambino ora è là, a qualcuno lo deve. E sarà un regalo che durerà per tutta la vita.

Ecco perché sono tristemente contenta che oggi, proprio nel giorno in cui mio padre avrebbe compiuto gli anni, mi sia arrivato questo calcio nel culo deciso e ben assestato.

[A M. un pensiero buono che lo raggiunga dove ora si trova, a S. un bacio delicato, tutto andrà bene…]

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