Il déjà vu del Regno di Op

ILRegnoDiOpLo avevo detto l’estate scorsa che ci avrei scritto attorno qualche riga.
Ed eccole, alla fine.

“Giravo intorno a questo libro da tempo, da quando alla sua pubblicazione avevo letto una recensione. Poi un giorno di quest’estate, prima di partire per il mare, l’ho agguantato senza più pensarci.

L’ho letto tutto d’un fiato a ridosso della data infausta, quasi fosse un rito scaramantico o un passaggio dovuto.

Perché ogni anno, da 4 anni a questa parte, ne sento il viscerale bisogno. All’avvicinarsi dell’anniversario, mi permetto di rivivere, di lasciare che tutto il dolore torni, prepotente, devastante, insieme alla paura pressoché infondata.

Mi lascio travolgere per un paio di giorni, per tornare a risplendere dentro, ancora più attaccata alla vita.

Quest’anno, a ferragosto, sono al mare. E qualcuno direbbe che me la devo dimenticare quella giornata di piombo e ombra di un anno fa. Invece no. (pag. 99)

Mascotte e i suoi genitori hanno lottato molto più a lungo e contro il cancro. Per noi la finestra si è spalancata sull’inferno per qualche istante, non di più.
Un crescendo, questo piccolo libro.
Dovevo ancora aprirlo e in copertina già avevo vista riflessa la mia anima, in quelle poche parole così profondamente vere:

Esiste sempre un punto di leva per ribaltarlo, il dolore, e trasformarlo in qualcos’altro.

Poi la dedica: “Alla sanità pubblica italiana, che non difendiamo mai abbastanza“. Difficile da capire guardando da fuori sale accettazione e ambulatori di varia natura, eppure è così. Può anche funzionare nelle stanze più serie e recondite del meccanismo.

All’introduzione mi sono scapicollata su Twitter per cercare Paola (come fa questa donna ad usare le parole che ho dentro? Una donna della cui esistenza nulla sapevo fino ad un attimo fa???).

 A pagina 6 ho cominciato a piangere e non ho smesso per le due ore che mi sono servite per arrivare all’ultima riga.

Incredibile. Patologie diverse, città diverse, ospedali diversi. Eppure ho incontrato in quelle pagine persone conosciute, personaggi famigliari, dinamiche vissute, pressoché identiche.

Leggetelo questo libro, che abbiate figli o meno, che abbiate avuto contatto con la malattia oppure no. Perché apre l’anima, ricorda di trovare prospettive nuove per non piangersi addosso,  per procedere a testa alta e con più consapevolezza di prima.

Leggetelo sul serio. Provate a liberarvi dal dolore.”


E poi…
Puntuale, come ogni estate su quella terrazza di fronte al mare, è tornato quel desiderio che sobbolle. In altri tempi fu Chiedo scusa, l’illuminazione. Ora quest’altro passaggio, queste altre pagine…

Determinazione. Ecco quello che cerco.
Paola scrive, e nelle sue parole decine di altri genitori,

[…] io non smetterò mai di raccontarla, la nostra trasferta nel Regno di Op. Perché ho imparato che il dolore non va mai rimosso né sprecato.

perché

la vita è andata a nascondersi, ma magari dopo torna.

Già, la vita è tornata dopo. Più travolgente che mai. Ed è questo che anche io vorrei tanto trasmettere.

Bisognava raccontarli, i nostri figli. Senza paura e senza fare paura. Tirarli fuori in qualche modo dalla riserva indiana di quell’ultimo piano nascosto in cui senza mascherina non si entra.

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2 thoughts on “Il déjà vu del Regno di Op

  1. Edda ha detto:

    Leggero’ e senza dubbio piangerò adesso io sono più forte grazie a mia figlia. dovrebbe essere il contrario? anche, forse.magari avessi potuto leggerlo a lei, spero solo di averle dato coraggio questo si A me Lei lo ha dato. oggi a distanza di un anno dal suo ultimo respiro continuo a stupirmi della forza e della serenità che mi ha trasmesso NONOSTANTE tutto. E la amo come il primo caldo umido doloroso insanguinato morbido primo attimo che l’ho vista.

    • annalisa ha detto:

      Dio quanto vorrei abbracciarti. Una bambina della quale ho visto qualche scatto e della quale ho sentito qualche parola raccontata.
      Eppure che dolore nel leggere quel messaggio, in ufficio. Una fitta ancora vivida. Tuttora non comprendo come siate entrate così a fondo, come schegge di cristallo meraviglioso.

      Il bello è andato ed è ritornato. Un pensiero magnifico alla piccola G.

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