Archivio mensile:gennaio 2014

I miei 7 buoni propositi

Noi tre 2014Sì, io sono una di quelle persone che non riescono ad iniziare l’anno nuovo senza formulare buoni propositi o senza avere l’agenda intonsa. Be’, sto cambiando e l’agenda nuova ancora non ce l’ho. Ma con i buoni propositi sono arrivata in tempo.

Primo buon proposito per il 2014:
raccogliere e sistemare razionalmente tutte le coppie di login/pswd sparse tra portachiavi, appunti e pizzini. Ohhh là.
Secondo buon proposito per il 2014:
imparare a preparare la pasta fresca in casa.
Terzo buon proposito per il 2014:
portare a buon punto il Progetto Segreto.
Quarto buon proposito per il 2014:
correre, correre, correre.
Quinto buon proposito per il 2014:
arrivare stragnocca all’appuntamento dei miei primi 40 anni!
Sesto buon proposito per il 2014:
ridere più che potrò. O almeno sorridere. Che è già qualcosa.
Settimo buon proposito per il 2014 (e ultimo, perché il 7 è perfezione):
vivere l’oggi, senza che passato e futuro intralcino più.
È arrivato il tempo di ascoltare l’eco che arriva dalla pancia, perché come cantano loro:
Reflecting endless light
Relentlessly
I have embraced the flame
Forever and ever
E indietro non torno.
Annunci

Il déjà vu del Regno di Op

ILRegnoDiOpLo avevo detto l’estate scorsa che ci avrei scritto attorno qualche riga.
Ed eccole, alla fine.

“Giravo intorno a questo libro da tempo, da quando alla sua pubblicazione avevo letto una recensione. Poi un giorno di quest’estate, prima di partire per il mare, l’ho agguantato senza più pensarci.

L’ho letto tutto d’un fiato a ridosso della data infausta, quasi fosse un rito scaramantico o un passaggio dovuto.

Perché ogni anno, da 4 anni a questa parte, ne sento il viscerale bisogno. All’avvicinarsi dell’anniversario, mi permetto di rivivere, di lasciare che tutto il dolore torni, prepotente, devastante, insieme alla paura pressoché infondata.

Mi lascio travolgere per un paio di giorni, per tornare a risplendere dentro, ancora più attaccata alla vita.

Quest’anno, a ferragosto, sono al mare. E qualcuno direbbe che me la devo dimenticare quella giornata di piombo e ombra di un anno fa. Invece no. (pag. 99)

Mascotte e i suoi genitori hanno lottato molto più a lungo e contro il cancro. Per noi la finestra si è spalancata sull’inferno per qualche istante, non di più.
Un crescendo, questo piccolo libro.
Dovevo ancora aprirlo e in copertina già avevo vista riflessa la mia anima, in quelle poche parole così profondamente vere:

Esiste sempre un punto di leva per ribaltarlo, il dolore, e trasformarlo in qualcos’altro.

Poi la dedica: “Alla sanità pubblica italiana, che non difendiamo mai abbastanza“. Difficile da capire guardando da fuori sale accettazione e ambulatori di varia natura, eppure è così. Può anche funzionare nelle stanze più serie e recondite del meccanismo.

All’introduzione mi sono scapicollata su Twitter per cercare Paola (come fa questa donna ad usare le parole che ho dentro? Una donna della cui esistenza nulla sapevo fino ad un attimo fa???).

 A pagina 6 ho cominciato a piangere e non ho smesso per le due ore che mi sono servite per arrivare all’ultima riga.

Incredibile. Patologie diverse, città diverse, ospedali diversi. Eppure ho incontrato in quelle pagine persone conosciute, personaggi famigliari, dinamiche vissute, pressoché identiche.

Leggetelo questo libro, che abbiate figli o meno, che abbiate avuto contatto con la malattia oppure no. Perché apre l’anima, ricorda di trovare prospettive nuove per non piangersi addosso,  per procedere a testa alta e con più consapevolezza di prima.

Leggetelo sul serio. Provate a liberarvi dal dolore.”


E poi…
Puntuale, come ogni estate su quella terrazza di fronte al mare, è tornato quel desiderio che sobbolle. In altri tempi fu Chiedo scusa, l’illuminazione. Ora quest’altro passaggio, queste altre pagine…

Determinazione. Ecco quello che cerco.
Paola scrive, e nelle sue parole decine di altri genitori,

[…] io non smetterò mai di raccontarla, la nostra trasferta nel Regno di Op. Perché ho imparato che il dolore non va mai rimosso né sprecato.

perché

la vita è andata a nascondersi, ma magari dopo torna.

Già, la vita è tornata dopo. Più travolgente che mai. Ed è questo che anche io vorrei tanto trasmettere.

Bisognava raccontarli, i nostri figli. Senza paura e senza fare paura. Tirarli fuori in qualche modo dalla riserva indiana di quell’ultimo piano nascosto in cui senza mascherina non si entra.