Archivio mensile:febbraio 2013

Tardi la notte

 

TulipLifeVivere. Che la vita ti scorre tra le dita e non puoi non fare la differenza. Fare la tua differenza, qualunque cosa questo significhi.

La sensazione di sprecarla, di buttare i minuti è quanto mai fastidiosa. Inaccettabile quasi. E l’intolleranza travalica i limiti di oggettiva accettazione del fatto che non tutti la pensino così.

Eppure sentire la vita nella carne, dentro la mente, là dove l’universo risiede, com’è possibile non ascoltarle quelle armonie? Com’è possibile lasciarsi scorrere il tempo addosso come se non contenesse la preziosità del qui e ora che è eternità, il per sempre? Perché questo è: oggi è il momento più sfidante, quello che non deve trasformarsi in ricordo senza lasciare una scia luminosa dietro di sé.

Le energie buone, alte esistono. Così come esistono persone che queste energie le emettono o le intercettano per rifletterle, persone che creano una sfera magnetica che porta oltre. Ad una comunicazione difficile da etichettare. Sognare non significa essere ingenui; questa è l’immagine che il cinismo ci porta a disegnare.

Sognare significa lasciare che la nostra mente provi a immaginarsi che “è possibile”, lasciarla trovare tutte quelle energie latenti che possiede per realizzare anche quello che appare impossibile. Sognare significa provarci e fare la differenza. Che sia cambiare lavoro, prendere decisioni difficili, uscire dagli schemi, provare a reagire allo scontato, correre una maratona o presentare un progetto folle nel contesto meno adeguato al suo recepimento. Qualunque cosa.

Ho smesso di sperare e sono tornata a sognare.

 

 

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Angel’sWings

angels wingsDurante le scorse vacanze di Natale, presa dall’euforia e piena di endorfine, avevo deciso di correre 34 chilometri in 3 giorni per poi salire serafica su tacco 10 per la settimana subito a ridosso.
[Un genio].

Risultato: infiammazione pazzesca, caviglie ingestibili, dolore anche solo a pensare di infilare gli stivali.

[Ferma].

Dopo circa quattro settimane, domenica sono tornata sulla strada, priva del benché minimo briciolo di voglia, tanta musica nelle orecchie e un atteggiamento da: “Bah, prendo un po’ d’aria poi mi fiondo di nuovo sul divano…

Durante i primi 3 chilometri ho incontrato tutte le madonne del mondo, tutte in fila, di ogni razza e foggia, probabilmente anche di religioni diverse – almeno posso immaginare. Salutavano, piuttosto ironiche. Le ho ignorate, tirando giù i santi dal paradiso, uno a uno, che io l’Oratorio l’ho frequentato per anni.

Tra il quarto e il sesto il vento mi ha dato del filo da torcere, eppure non mi è dispiaciuto affatto. Non so, il vento è per me energia allo stato puro.
Poi però al settimo, improvvisamente le gambe sono diventate marmoree (e non nel senso estetico del termine, bensì nel senso più letterale): pietra. Pronta a gettare la spugna, ho guardato per caso la mia ombra lunga e alzato lo sguardo sulle Alpi nitidamente splendenti all’orizzonte [Ma non ci penso nemmeno, che cavolo!]

Ho continuato  a correre.

Dall’ottavo in poi una pacchia. Ho chiuso qualche metro oltre i 10 chilometri al passo più veloce che abbia mai tenuto (neppure nominabile tra i runners veri, ma io mi ritengo più che soddisfatta).

Ossigeno, aria, sangue che riprende a circolare, musica, cielo negli occhi. Vita.
[E poi, tutte quelle ali di angelo nel blu intenso…]

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Cheers

IMG_4400

Chi dice che la rete disumanizza, mette distanza, impoverisce le relazioni umane, sbaglia. Non capisce. O si tratta di una persona comunque arida, anche fuori dal web.

Io ho conosciuto tante persone interessanti, tante storie e tante menti.
Con la sua dissacrante ironia mi sono trovata subito in linea, runner divertente, giornalista in gamba, mamma presente, amante di bollicine e buona cucina.

E mi ha ospitato un paio di mesi fa.
Proprio qui.

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