Coming out

comingoutLo incontravo lungo lo stesso tratto di strada. Io in auto, lui su quel marciapiede, stretto in un corpo irrigidito troppo presto, e non dall’età. Ogni mattina, più o meno alla stessa ora, con ogni meteo possibile, lui era lì, un minuscolo passo dopo l’altro, appoggiato al suo bastone o persino senza, nei giorni in cui si sentiva particolarmente coraggioso, le braccia abbandonate lungo i fianchi.

Capitava spesso che i nostri sguardi si incrociassero, io ferma al semaforo con la musica al massimo e lui là fuori a lottare con quel corpo duro.

Pareva mi riconoscesse. Il mio un breve gesto della mano, lui ricambiava fissandomi con quegli occhi luminosi che parevano volermi dire: ‘Guarda che sono vivo, non ti sembra da lì, ma io dentro ci sono. E voglio andare avanti‘. Occhi che parlavano.

Pochi metri, alla fin fine, in un’eternità di tempo.
Ma cosa lo spingeva a fare tanta fatica?

Poi sono passati loro, i Superhumans. Non li ho ammirati per una forma di compassione hobbesiana, non per i loro arti mancanti o deformati, neppure per la lotta quotidiana che presumo faticosa. No. Sono rimasta trafitta dalla loro perseveranza, dalla loro costanza, dal loro credere in se stessi. Non ci sono limiti alla volontà di riuscire.

Poi ho letto degli atleti trapiantati di fegato e dializzati della Prometeo AITF Onlus di Sardegna (tutto il loro genio in quel nome…) che continuano a gareggiare ad alti livelli. E, ripeto, il trapianto, soprattutto in un adulto, è tutto tranne che un’operazione seguita da convalescenza tout-court.

Mi chiedevo, ma chi glielo fa fare?

In un attimo mi sono ritrovata circondata da appassionati per la corsa, triatleti folli, maratoneti ispirati, madri non ancora stufe di correre dietro ai propri figli, runners con tabelle ferree, bloggers coinvolgenti, valori da condividere.

E un Socio che, un giorno sì e un giorno no, è per strada con le sue scarpette.
Ci sarà un motivo.

Volevo capirla tutta questa umanità, capire che gusto ci trovasse a fare tutta questa fatica gratuita (‘perché la corsa è diversa da ogni altra attività sportiva‘ mi dicevano).

Be’ non sono una che accetta quello che le viene detto senza tanto pensarci.
Volevo proprio capire.

E così il 29 agosto ho indossato le mie prime scarpe da running, maglietta e pantaloncini, musica nelle orecchie (‘perché correre con una playlist potente dà una marcia in più‘, così mi dicevano) e via. 3 km.

Bah. Perplessa. Sarà stato un caso.
Eppure, dopo tre giorni ero di nuovo a provare.
Un percorso totale di 6 km spezzato in tre segmenti, per avere anche dei riferimenti visivi della distribuzione di spazio e tempo. Ho provato ad aumentare la distanza percorsa inizialmente a passo più blando, a giocare con la velocità su lunghezze invariate.
Insomma, non ho più smesso, una o due uscite settimanali tra i 3 e i 5 km, niente di più.

E nonostante la corsa continui a non piacermi, ho avuto l’impressione di cominciare a capire…

L’idea di correre con la testa quando i polmoni imprecano e implorano di fermarti, tanto chissenefrega, e invece non molli fino all’obiettivo che avevi deciso di raggiungere.
L’ossigeno che ti spalanca la mente e ti porta a guardare ogni cosa da una prospettiva variata. A volte ti arriva l’idea che neppure stavi cercando.
La gratificazione. La pura e semplice gratificazione.

Insomma, chi l’avrebbe mai detto. Io corro.

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4 thoughts on “Coming out

  1. v. ha detto:

    io pure. e aspetto ancora quel momento magico che tutti LORO dicono. che il fiato. che la testa.
    e ancora non mi piace.
    ma corro.

  2. Anonimo ha detto:

    Anche io corro. Corro nonostante in poco tempo. Corro nonostante la mia casa sia posta a metá di un cucuzzolo con la relativa fatica per partire e per arrivare. Corro.
    Perché è una di quelle poche cose che mi fa stare bene. Anche se a metà butterei via tutto per tornare indietro. Ogni volta.

    • annalisa ha detto:

      Eppure vai. E lo rifai. Meccanismo affascinante, non trovi? Lo stare bene. E dire che io ho sempre nuotato. Pensavo fossero sensazioni simili, e invece… In acqua la trance, fuori l’esplosione. In acqua ti tranquillizzi, in strada ti ricarichi.
      Torna, Anonimo.

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