Archivio mensile:ottobre 2012

Tre

È domenica. Mi guardo attorno: una stanza piena di confusione, di briciole sul pavimento, di giocattoli sparsi, calzine lanciate senza garbo. Una tazza di tè nero fumante sul tavolino. Un cartone animato che fa subito famiglia. Li guardo. Sono grandi da non credere. Irriconoscibili. E siamo a casa nostra.

Mi sembra ieri, mi sembra una vita diversa. Perché è una vita diversa.
Tre anni oggi. Una giornata ferma, vagamente leggera, di silenzio per le vie di Torino. In una nuova attesa.

 

Un bimbo di due anni e mezzo a casa con i nonni, più confuso di noi. L’altro di appena 6 mesi in sala operatoria. Nelle mani di alchimisti e maghi della Medicina, arte e scienza. Amore per l’Uomo.

Noi finalmente a pranzare, seduti, incomprensibilmente calmi. Sospendiamo i pensieri per qualche ora, cerchiamo di riattivare i sensi. Ci concentriamo nel provare a sentire il gusto del cibo, l’odore dell’aria fredda. Proviamo a fare nostre le immagini del fiume, della collina di fronte, guardati per tante settimane dalla finestra. Ogni giorno, che fosse feriale o festivo.

Mi sento sospesa, come drogata e lontana. Come se non fosse mio quel bambino. Ancora mi chiedo se sia stata una forma di difesa per non soccombere alla paura, ai pensieri peggiori. O se non sia stata una profonda inconsapevole fiducia in qui medici alleati al nostro fianco da così tanti mesi.

Il mio cuore è là, oggi. Oggi che ho parlato di Superbimbo davanti a decine di persone per provare a spiegare che un filo trasparente ci lega gli uni agli altri, che un NO non pensato può significare la morte di qualcuno là fuori, di cui non sappiamo nulla. Che però può essere la sorella, il padre, il figlio di qualcun altro.

La mamma di E. mi ha avvicinato, fissato negli occhi per qualche istante, intensamente. Mi ha stretto la mano con tutta la sua dignità. Due anni fa suo marito non lo voleva dare quell’assenso. Lei lo ha convinto con poche parole: ‘Se in questo momento una madre sta soffrendo quanto sto soffrendo io, non posso negarle il nostro sì, non ce la farei’. La sua bambina era morta, ma lei aveva scelto di credere nella Vita.

È stato l’unico momento in questa giornata densa in cui le lacrime hanno cominciato a scorrermi lungo il viso.

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Superbimbo e il clochard

Nel piazzale del supermercato incontrano il sempiterno Mauro P., noto clochard-per-scelta e beone del paese. Guercio da un occhio, arruffato, sporco e maleodorante, è però un buono, non ha mai alzato un dito contro nessuno e pare amare i bambini.

Sta di fatto che per qualche insondabile ragione i miei amano lui.

Superbimbo si stacca dal gruppo degli altri due maschi e si pianta proprio di fronte all’uomo, che da seduto risulta essere alla stessa altezza del bambino.
‘Cosa bevi?’
‘Gazzosa’, Mauro prova una sorta di pudore nei confronti degli infanti, evidentemente. Ma non sa chi si trova di fronte.

Si fissano in silenzio per qualche istante, Superbimbo ha una vaga aria di sfida addosso, pugni appoggiati sui fianchi. Fino al momento in cui non proferisce la sentenza:

‘Seeeeee, quella è bi [ɾ] a. Come quella della mamma’.

Ora, io mi chiedo perché debbano sempre aggiungere approfondimenti non richiesti ad una constatazione di fatto.
In ogni caso, siamo a cavallo.

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Ai sogni non c’è mai fine

Credo sia giunto il momento di riavvolgere il nastro e provare a ripercorrere questi ultimi mesi.
Così, per spiegarvi in breve cosa sto combinando, se mai mi aveste persa tra maialini e gente che corre.

Mesi fa mi trovavo a scervellarmi su come poter aiutare AITF BIMBI ONLUS nel farsi conoscere e nel raccogliere qualche soldino importantissimo.

 
Avevo le idee ma mi mancava la forza. Mi mancava la scintilla.

 

Un giorno, assolutamente per caso, ho incontrato sul web  un uomo che sarebbe diventato in un lasso di tempo onestamente ridicolo, un grande prezioso e insostituibile Amico. Un Socio.
Decidiamo: si fa.

Con Alessandro,  aka centomilapassi, già attivissimo personal fundraiser, fissiamo gli obbiettivi,  delineiamo un orizzonte comune, mettiamo in campo energie e idee, sera dopo sera, giorno dopo giorno.

In poche settimane dalla prima bozza, il nostro progetto è avviato e online: #forkidsforlife non è un’associazione, non è una onlus; è, appunto, un progetto con il quale vogliamo fare qualcosa di buono per i bambini. 

Il primo portale è nato il 6 giugno 2012. Emozione pura. Ma era solo l’inizio.
Nel tempo le idee si sono fatte più chiare, gli intenti più nitidi, le forze si sono moltiplicate. Nuovi amici ci hanno raggiunto, regalato le loro specifiche competenze ad alto livello in comunicazione e web, altri si sono messi a correre con la nostra maglia aiutandoci a raccogliere fondi per AITF BIMBI ONLUS e ACRA ONG. E così settimana scorsa è andata online la seconda release, con un logo nuovo di zecca e la grande ambizione di raccogliere attorno a noi nuovi Ambasciatori.

Nel frattempo, nonostante ci fossero anche le vacanze estive di mezzo, abbiamo partecipato ad eventi e corso per raccogliere denaro: in un paio di mesi abbiamo raccolto 600 euro circa (senza nominare i 400 che appena prima erano stati raccolti dal maialino itinerante). Piccole cifre? Vero. Ma già molto importanti per noi.

Insomma, non potremmo essere più soddisfatti. O forse sì, perché in movimento lo siamo perennemente.

Ah, dov’è finito #Donato in tutto questo? Facile. È diventato uno degli Ambasciatori di #forkidsforlife più convinti: continuerà a peregrinare di negozio in negozio, di evento in evento sempre con la stessa voglia di ricordare quanto sia buono, giusto e necessario donare, che si tratti di tempo, denaro o organi.

Questa la sintesi massima di quella che Alessandro chiama officina di idee, un progetto che è in primis un sogno.

E sapete? Le sorprese non sono ancora finite…

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