Non sono una Supermamma

Io non sono una Supermamma.

Non lo dico per sdrammatizzare, per ridimensionare o per una balorda falsa modestia (non ho saputo trovare un sostantivo diverso, chiedo venia per la scelta impropria).
Lo dico con cognizione di causa.
Le Supermamme sono altre.

 

 

 

 

 

Sono quelle che prima di sentir nominare la parola trapianto, si sono viste sbattere in faccia un mostro ben peggiore, l’epatoblastoma, e hanno accompagnato i figli attraverso la chemioterapia, li hanno visti vomitare e perdere energie, smettere di mangiare. Così piccoli. Il terrore.

Sono quelle che scoprono che entrambi i propri cuccioli dovranno affrontare il trapianto epatico, ma mica subito, no, con calma, perché la loro patologia è lenta, non è come l’atresia delle vie biliari. E così li crescono tra medicinali e controlli, sapendo che però là si andrà a parare. Prima o poi. E quei nervi? L’annientamento.

Supermamme sono quelle che a valle del trapianto del proprio bambino, sbiancano alla sentenza: ‘il fegato nuovo non ha iniziato a funzionare. dovremo andare per il secondo’. Quale emozione dovrei nominare in questo caso? Rabbia verso il destino?

Supermamme sono quelle che stanno al fianco dei propri bimbi durante le lunghe ore di dialisi o per mesi in ospedale, attendendo e sperando dilaniate da mille contraddizioni etiche e morali – che ti mettono in ginocchio come individuo -, attendendo e sperando, dicevo, che altri bimbi da qualche parte d’Italia lascino questa terra e lascino reni adatti ai propri di bambini.

Nomino solo alcune di loro, quelle che ho avuto modo di intercettare. Ma altre Supermamme popolano resilienti i tanti reparti dai nomi più o meno inquietanti.

Io scrivo perché da privilegiata vorrei parlare a nome loro, col rischio di banalizzare le loro esperienze e il loro dolore senza dubbio, ma nel tentativo di far capire a chi non lo sa, quali siano le difficoltà. Forse non dovrei. Forse dovrei solo parlare di me e per me. A volte è complesso anche decidere a che distanza stare. Per non ferire inconsapevolmente.

4 mesi di delirio e altri 12 circa per uscirne: pensateci bene, sono un niente, una manciata di settimane. Certo, quando ci stai dentro la prospettiva è drammaticamente diversa.
Ma ora, da qui osservo. Osservo il presente e il passato.
E sono sempre più convinta che a noi sia andata bene. Benissimo.

Ah, un’ultima cosa mi sta particolarmente a cuore.
Accanto alle Supermamme esistono altrettanti  Superpapà, come il Signor Tante Domande, senza il quale non sarei sicuramente qui a scrivere di noi. Il dolore è loro tanto quanto delle mamme, così come preoccupazione e fatica.
Perché, ironia della sorte, tra le corsie degli ospedali pediatrici e nelle camere dei reparti, le pari opportunità esistono, più che in altri ambiti della vita.

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4 thoughts on “Non sono una Supermamma

  1. Anonimo ha detto:

    pelle d’oca !!! hai ragione ma per ma sei super !!!!

  2. marta ha detto:

    credo che non abbia molto senso fare la classifica delle super mamme (o dei super papà, giusto). c’è sempre un peggio e sempre un meglio… immagino che la maggior parte delle madri, nella tua situazione o in quella delle altre madri, troverebbero la forza per far fronte al dolore e a tutto il resto. immagino che non ci sia molta scelta, perché se molli tu, molli anche i tuoi figli. e anche le mamme che magari mollano, ma non credo siano molte, non vanno biasimate e basta, ma va capito che cosa è mancato loro per provare ad aiutarle. a me piace tanto che tu racconti la tua storia perché dai coraggio e anche speranza. questo conta.
    tanto bene.
    marta

  3. annalisa ha detto:

    Anonimo: se è dimostrazione d’affetto l’accetto come fosse un abbraccio 🙂

    Marta, come al solito il tuo punto di vista lucido e intelligente mi piace. E, in questa occasione mi permette di spiegare meglio cosa sta dietro alle mie parole, perché non è sempre facile.

    Parto dicendo che sono d’accordo con te: classificare il dolore è superficiale e inutile, come quando sei fuori dalla sala chirurgica e c’è chi piange per la tonsillectomia del bimbo che c’è dentro. Il dolore è dolore quando è tuo, punto. Nella sua totalità. Non è classificabile. Sai che molte mamme quasi temono di raccontarmi delle loro quotidiane ansie (la febbre che non va giù, il bambino che non mangia) pensando che io le possa trattare con supponenza? ‘Sai tu, con la tua storia’…

    Questo post, effettivamente, non aveva l’intenzione di diventare la bacheca del ‘chi è più sfigato è miglior e vince il premio del più coraggioso’. Voleva solo aprire squarci su realtà che a molti sfuggono (io per prima non conoscevo, non immaginavo, ignoravo e basta) e che, io, continuo a trovare pesanti e insostenibili.

    Ho vissuto l’ospedale per poco tempo, eppure pensavo di impazzire.
    È vero quello che scrivi: quando sei in ballo, balli (lo dicevo nel commento al post precedente https://civuolefegato.wordpress.com/2012/07/19/tutto-bene-insomma/#comment-74 ) e chi molla non deve essere biasimato. Le risorse non sono per tutti le medesime.
    Ho semplicemente tentato di mettermi nei panni di chi ha vissuto (sta vivendo) momenti ben più drammatici dei miei (perché questo sì, è oggettivo e riconoscibile) e dalla mia prospettiva non riesco a mantenere un livello di empatia sufficientemente basso per evitare di sentire male fisico al cuore quando penso a quei bambini in primis, e a quei genitori in secundis.
    E di comprensione: le risorse non sono per tutti le medesime, appunto, ma non sono neppure infinite. Questo mi colpisce di alcune situazioni. La resilienza. E anche di questo ho scritto altrove

    Insomma, un ‘sostantivo aggettivante’ (così lo percepisco io) affibbiato a me nel tempo, con tanta simpatia e leggerezza buona, che io giro ad altri, senza voler giudicare.
    Grazie Marta (tanto bene anche a te, amica coi fiori)

  4. forkidsforlife ha detto:

    Non è una questione di fegato. E’ una questione di cuore.
    Ed il cuore in questo post batte davvero forte. Fortissimo.
    E batte ancora più forte in questi commenti.

    In queste parole troviamo forza ed entusiasmo.
    Quelli che serviranno per vincere le nostre sfide.

    Per tutti i bambini costretti ad inseguire la vita.
    Per tutte le SuperMamme.
    Per tutti i SuperPapà.

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