Canne al vento

Resilienza.

Se la pronunciate lentamente si arrotola attorno alla lingua. È sottile, glifi eleganti attorcigliati che se slegati si tendono in un unico filo di acciaio inossidabile.
Non è resistenza, non è persistenza. È più leggera, più pura, la resilienza. È un percorso luminoso che improvvisamente si srotola davanti ai tuoi occhi e ti indica la direzione.

“Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà.” (Antonio d’Amore)

La resilienza nella mia storia è fatta di istantanee che si susseguono veloci.

Il giorno prima tra le braccia un bambino sano.
A qualche ora di distanza un bambino destinato al trapianto.

Un banale prelievo di sangue era una prova di coraggio.
Dopo qualche mese la tecnica è acquisita, è routine, guardare una vita di 4 mesi con un accesso venoso fisso conficcato nel collo è abitudine. Ed è tuo figlio.

La febbre era un evento straordinario.
Nel giro di qualche settimana riconosci il significato di ogni singolo suono dei macchinari ai quali il tuo bambino è legato da un guinzaglio vitale.

L’attesa causava nervosismo, persino alla fermata dell’autobus.
Poi diventa logorante prova di sopportazione, sei fermo nello spazio e nel tempo e non vedi né direzione, né orizzonte, ma diventa parte del tuo vissuto.

Sei prostrato, confuso, atterrito. Questioni sulla vita, metti in discussione il suo significato. Vagli ipotesi teologiche ed esistenziali. Non dormi per giorni e notti interi, e l’isolamento, più o meno forzoso, ti segna dentro.

Questa è una rapida sintesi di quello che la vita propone ai genitori dei bambini trapiantati.
Ma immagino a tutti i genitori di bambini con patologie importanti.

Il tempo scorre e il detto popolare che lo vuole taumaturgo è semplicemente vero.
Credi di avere tutto alle spalle. Ricominci il tuo cammino, senti di nuovo il tuo corpo, la fame, la sete, le sensazioni della pelle. Lentamente torni dentro te stesso e prendi distanza dal brutto.
È lì, in quel preciso istante, che l’energia ti investe. In pieno. Ti riempie una forza inaudita, quasi incontenibile e ricosci il filo luminoso, fino a poco prima groviglio di pesantezza e incomprensione. Sai quello che vuoi, la vita la senti con chiarezza, la senti scorrere e sai quanto è preziosa. Riconosci il valore della libertà con una consapevolezza nuova, limpida.

Sai che potrà succedere ancora, d’altronde il dolore c’è e non lo si può nascondere.
Ma sai anche che sarai in grado di farlo rimbalzare lontano da te, di resilire.
Le canne lo fanno nel vento, si piegano fino a terra, ma poi si rialzano fiere, elastiche, non si arrendono alla forza che le vorrebbe sradicare. Resilienti.

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11 thoughts on “Canne al vento

  1. stravagaria ha detto:

    Sono molto felice che tu scriva più spesso in questo periodo. A volte si sente dire che “non si hanno parole” e che “le parole non bastano”, ma quando dietro alle parole c’è forza ed umanità diventano alleate preziose per superare i momenti bui. V.

    • annalisa ha detto:

      V. grazie per il tuo sostegno. A volte le parole sono lì, ma fa male pronunciarle. Altre pare più facile. Il più delle volte basterebbe provare :).

  2. Si resta travolti da energia pura in questo post.

    Si avverte come la sensazione di precipitare nel fondale buio di un oceano in tempesta.
    E di andare giù. Sempre più giù. Senza vederne la fine.

    Fino a quando non arriva di nuovo lei, la Vita. E ti afferra. E ti spinge di nuovo verso l’alto. Perchè la in fondo non puoi restare a lungo. Che senza Aria non si può vivere. E si deve risalire. E devi farlo in fretta. Che il fiato si fa sempre più corto. E quella risalita che ti sembra oramai impossibile. Che senti quasi di non farcela. Con la testa protesa verso l’alto. A chiederti se mai ci arriverai, lassù, in superficie, a ridare ossigeno ai tuoi polmoni, al tuo corpo, alla tua Vita. Mentre intanto, lentamente, risali.

    Ed inizi ad intravedere la luce. La superficie. Ti prepari a rimergere. Con Potenza. E respirare. Come se fosse la prima volta. Come se fossi un bambino.

    Grazie per aver condiviso con noi questa emozione.

    • annalisa ha detto:

      @centomilapassi L’immagine che hai scelto è la più empatica che potessi immaginare. Torna a trovarmi per disseminare altre istantanee qua e là.

  3. marta ha detto:

    è il momento di volare.
    o di costruire montagne.
    o di abbatterle.
    lo sai, io ti guardo e sono felice.

  4. Anonimo ha detto:

    MI HAI FATTO COMMUOVERE. CUGI, SEI UNA GRANDE!

    • annalisa ha detto:

      Uhssignùr, qualche pensiero scritto con l’inchiostro sul foglio, perché i pensieri sono veloci e fuggono. Belly-dancer, io avrò bisogno di voi, lo sai vero? Non mi sono dimenticata…
      Ciao!

  5. Frency ha detto:

    Adoro imparare parole nuove. Questa poi è bellissima. Grazie…

    Siete sempre splendidi!

  6. Anonimo ha detto:

    beh non cè che dire, questa è proprio LA PAROLA.

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