Archivio mensile:maggio 2012

Canne al vento

Resilienza.

Se la pronunciate lentamente si arrotola attorno alla lingua. È sottile, glifi eleganti attorcigliati che se slegati si tendono in un unico filo di acciaio inossidabile.
Non è resistenza, non è persistenza. È più leggera, più pura, la resilienza. È un percorso luminoso che improvvisamente si srotola davanti ai tuoi occhi e ti indica la direzione.

“Resilienza è un termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. In psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà.” (Antonio d’Amore)

La resilienza nella mia storia è fatta di istantanee che si susseguono veloci.

Il giorno prima tra le braccia un bambino sano.
A qualche ora di distanza un bambino destinato al trapianto.

Un banale prelievo di sangue era una prova di coraggio.
Dopo qualche mese la tecnica è acquisita, è routine, guardare una vita di 4 mesi con un accesso venoso fisso conficcato nel collo è abitudine. Ed è tuo figlio.

La febbre era un evento straordinario.
Nel giro di qualche settimana riconosci il significato di ogni singolo suono dei macchinari ai quali il tuo bambino è legato da un guinzaglio vitale.

L’attesa causava nervosismo, persino alla fermata dell’autobus.
Poi diventa logorante prova di sopportazione, sei fermo nello spazio e nel tempo e non vedi né direzione, né orizzonte, ma diventa parte del tuo vissuto.

Sei prostrato, confuso, atterrito. Questioni sulla vita, metti in discussione il suo significato. Vagli ipotesi teologiche ed esistenziali. Non dormi per giorni e notti interi, e l’isolamento, più o meno forzoso, ti segna dentro.

Questa è una rapida sintesi di quello che la vita propone ai genitori dei bambini trapiantati.
Ma immagino a tutti i genitori di bambini con patologie importanti.

Il tempo scorre e il detto popolare che lo vuole taumaturgo è semplicemente vero.
Credi di avere tutto alle spalle. Ricominci il tuo cammino, senti di nuovo il tuo corpo, la fame, la sete, le sensazioni della pelle. Lentamente torni dentro te stesso e prendi distanza dal brutto.
È lì, in quel preciso istante, che l’energia ti investe. In pieno. Ti riempie una forza inaudita, quasi incontenibile e ricosci il filo luminoso, fino a poco prima groviglio di pesantezza e incomprensione. Sai quello che vuoi, la vita la senti con chiarezza, la senti scorrere e sai quanto è preziosa. Riconosci il valore della libertà con una consapevolezza nuova, limpida.

Sai che potrà succedere ancora, d’altronde il dolore c’è e non lo si può nascondere.
Ma sai anche che sarai in grado di farlo rimbalzare lontano da te, di resilire.
Le canne lo fanno nel vento, si piegano fino a terra, ma poi si rialzano fiere, elastiche, non si arrendono alla forza che le vorrebbe sradicare. Resilienti.

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Partenza!

Prendere confidenza con la strada. Davanti un cammino lunghissimo.
Ora il primo passo è compiuto. E quel cammino a noi fa meno paura.
La sfida è stata raccolta con un semplice caffè. Perchè è stato grazie ad #1caffe che martedì 15 maggio scorso abbiamo iniziato a raccontarvi di AITF, l’Associazione Italiana Trapiantati di Fegato.
E vi abbiamo raccontato in particolare dei bambini che devono sostenere un percorso faticoso che cambierà la loro vita e quella dei loro genitori, fino a dover affrontare l’intervento, lungo e complesso.

Abbiamo cercato nella rete i nostri primi alleati. E ne abbiamo trovato tanti.
La pagina facebook di AITF bimbi ha registrato un picco di 900 visite (contro una media giornaliera di un centinaio scarso)
Grazie a twitter ed alla passione di preziosi contributors abbiamo raggiunto oltre dodicimila impressions nell’arco di 24 ore.
Questo blog ha registrato in un giorno 234 accessi (contro una media giornaliera di dieci).

Piccoli numeri, grande incoraggiamento. Oltre diecimila utenti web di vari social network hanno letto della nostra sfida e dei nostri sogni sui monitor dei loro pc, dei loro tablet, dei loro smartphone. Dedicandoci secondi preziosi del loro tempo.

Ora noi iniziamo ad allenarci. Studiamo il percorso.
Grazie di cuore! Ma sopratutto di fegato, ovvio…

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Paura

Ogni paura ha il suo sapore, ha vibrazioni specifiche, ti colpisce più su o più giù.
Stanotte ho provato la paura del terremoto: i polmoni.

Dico subito che non la voglio fare troppo lunga, sono a centinaia di chilometri dall’epicentro, qui non è accaduto nulla, c’è chi neanche se n’è accorto. Però, per un attimo, ho avuto la netta percezione di chi, invece, lo ha vissuto sulla propria pelle, letteralmente.

Alle 4.00 il letto pareva volesse staccarsi dal muro, le persiane aperte sbattevano contro i muri esterni, le lampade oscillavano visibilmente.

È stata una manciata di decine di secondi. Sarà che sono impressionabile come cera che si graffia con un’unghia, sarà che nella notte tutto pare più potente di quello che è alla luce del giorno. Sta di fatto che ho provato terrore, un terrore atavico legato all’impotenza, all’ineluttabilità: se succede, noi non possiamo niente. Lo pensi e lo provi anche quando guardi le notizie, ma stanotte l’ho sentito dentro.

In un secondo ho realizzato di cosa si trattasse, ho organizzato mentalmente “Scarpe, coperta, acqua, prograf di Superbimbo, bambini e giù per le scale”. Ma non mi sono mossa.

Da lì è partito il pensiero cosciente: se qui è stato così, là cosa è successo?
Qui tutto taceva, forse un sogno? Possibile? Mi butto su Twitter: sono tutti lì, sparsi nel Nord Italia. A quell’ora non si sapeva ancora delle conseguenze. Stare in piazza insieme, anche se virtualmente, prima che le news ufficiali fossero ancora trasmesse, ha calmierato le emozioni, “Effetto Antipanico”. Meraviglia delle nuove dinamiche sociali.

E ora sono qui a guardare gli Incredibili con i miei bimbi, pensando all’Abruzzo prima, all’Emilia Romagna poi.

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Del correre

ieri ho corso. ho iniziato scaldando i muscoli la notte precedente, tentando di coinvogerli tutti e la mattina dopo ho mosso i primi passi in solitaria. il traguardo l’ho raggiunto, invece, in gruppo. paradossale? la logica vorrebbe il contrario? non in questo caso.

ieri ho vissuto la mia prima giornata da fundraiser ed è stata un’emozione che non riesco a disegnare con le parole. il cuore batteva forte, il fiato corto, le aspettative che crescevano, sorpresa!, non tanto rispetto alla somma di denaro che avrei voluto aiutare a raccogliere, bensì rispetto alla penetrazione dell’informazione: leggere nomi sconosciuti che accennavano ai “nostri” bambini, che mandavano loro un pensiero, mi ha riempito l’anima.

un amico triatleta ha scritto: “C’è chi per fare l’Ironman nuota, pedala e corre e c’è invece chi si ritrova a doverlo fare subendo un trapianto di fegato ad una età nella quale, i suoi unici pensieri dovrebbero essere quelli di giocare e divertirsi. Non certo di sopravvivere”. già.

il mio eccezionale coach ha deciso di affiancarmi subito, non poteva lasciarmi sola alla prima uscita, ché lui corre per davvero. sul tragitto abbiamo incontrato tanta gente, chi salutava, chi rassicurava, chi incitava, chi si è messo a correre con noi.
e siamo arrivati allo scoccare della mezzanotte felici come bambini.

oggi mi sento ancora intorpidita, quasi ebbra.
non riesco a smettere di pensare ai piccoli in attesa.
vorrei che il mio messaggio potesse arrivare ai loro papà e mamme: ho imparato che è questione di resilienza. accasciatevi se serve, provate a continuare a respirare se il fiato vi è venuto improvvisamente meno, disperatevi perché è impossibile non farlo. è come trovarsi a correre la maratona senza essere allenati: si rischia il collasso. ma tenete duro. il gruppo sarà lì con voi.

spero di poter raccogliere qui, da parte di altri “runners dell’attesa”, l’incoraggiamento per questi genitori e per i loro bambini sorridenti.

presto pubblicheremo i risultati della campagna di ieri.
grazie agli amici di www.1caffe.org per averci dato l’occasione (loro corrono tutti i giorni e per tanti!) e grazie a chi ci ha creduto. a più tardi con i dati seri.

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1caffe.org

Oggi 15 maggio, dovreste farvi un giro su www.1caffe.org.
Potreste donare 1 euro, piccolino, piccolino, e dare una mano alla nostra associazione appena nata. AITF vuole aiutare le famiglie di quei bimbi che affrontano la malattia epatica, fino ad arrivare al trapianto e al post- trapianto. Un’esperienza estenuante.

Si rimane sconcertati, a volte si deve traslocare dalla propria città verso il centro trapianti o l’ospedale pediatrico d’appoggio.
C’è chi lascia una parte della famiglia a casa, lontano, fratellini e sorelline ancora piccoli.
Si è confusi e al dolore profondo vanno a sommarsi la mancanza, la nostalgia e la voglia di una quotidianità più normale.

Superbimbo ce l’ha fatta, tra i tantissimi, e noi vogliamo farlo sapere a chi inizia ora questo percorso.
Condividete, ribloggate, twittate. Donate.

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