Panta rhei os potamòs

Ieri lo guardavo.
Mentre faceva i capricci: sta crescendo.

Sono passati poco più di due anni, ma sembra una vita fa. Una vita di altri, addirittura. Lui pare non ricordare nulla, nonostante dica il contrario.
Ingoia la sua capsulina due volte al giorno, con un sorso d’acqua, e spalanca la bocca per mostrarci che l’ha mandata giù. Ormai prende solo quella da quasi un anno: niente più intrugli, sciroppi, pastigliette. Solo una dose minima di tacrolimus mattina e sera.
È un bimbo come tutti gli altri, frequenta il nido, è innamorato di G., corre, cade, si rialza. È un filo maniacale nel volersi lavare mani e denti. È sostanzialmente felice, più del fratello, oserei dire. Non ha i capelli folti (ma neppure lo zio, del quale è fedele copia), i dentini sono vagamente segnati (ma sono da latte), è goffo (ma anche lo zio alla sua età). Insomma, le terribili settimane in ospedale sembrano alle spalle.

Quando ci penso, però, mi si appoggia un peso insopportabile sul petto, torna il ricordo della paura e del dolore, anche fisico. Quella sensazione di essere intrappolati. Che vorrei non dover più provare. Come terapia scorro le foto scattate all’epoca: almeno una al giorno, dal ricovero alle dimissioni. Un diario fotografico che uso come percorso catartico, per liberarmi dalle ansie più profonde. Era così piccolo, così magro durante la setticemia! Eppure sempre sorridente. Come avrà fatto, poi?

Chiudendo il diario penso, invariabilmente, a chi questo terribile percorso lo ha appena cominciato o, ignaro, lo comincerà. Vorrei poter arrivare a ciascuno di loro, rassicurarli, mostrare loro Superbimbo, raccontare come sia possibile uscirne e in tempi relativamente sopportabili.

Perché avere un orizzonte a cui tendere fa sentire meno soli e meno terrorizzati.

Advertisements
Contrassegnato da tag , , , , ,

4 thoughts on “Panta rhei os potamòs

  1. Fede ha detto:

    finalmente ti ho ritrovata!
    ciao a. un abbraccio sempre virtuale ma grande, che comprenda tutti.
    laFede

  2. Elisa Pirro ha detto:

    Anche il mio piccolo è stato trapiantato di fegato 4 anni e mezzo fa. Leggendo i tuoi post mi vengono le lacrime agli occhi pensando a quello che abbiamo passato. Anche io chiamo la mia figlia più grande “Principessa” da sempre….Quante somiglianze. Non sono brava a scrivere ma avrei voluto saperlo fare perché tanti ricordi stanno svanendo e quando il mio “Polpettone” sarà più grande forse non sarò in grado di rispondere a tutte le sue domande! Una cosa la so però…..non sono bimbi come gli altri…..sono più forti….e più positivi….il mio e sempre sorridente, è l’immagine della gioia di vivere. Il suo sorriso è stata la nostra forza nei momenti difficili. Ciao, Elisa.

  3. Anonimo ha detto:

    Anche mio figlio, atresia vie biliari, lui trapiantato la notte tra il 7 e 8 marzo 2013, alle Molinette (10 anni, nato 12/07/2002).
    Mi mi ritrovo in tantissime cose che scrivi e le esprimi in modo davvero emozionante – Bravissma!
    Dove abitate? Noi siamo di Como, e siamo arrivati a Torino per caso … ed è stata la nostra fortuna!
    Un’esperienza assolutamente positiva. Mio figlio, vista la sua età, ha vissuto tutto sulla sua pelle, ed è stato davvero “un grande”, ma molto anche merito dei bravissimi dottori che abbiamo trovato lì.
    Ciao Marta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: